FEI, «l’Italia non risulta coinvolta nelle operazioni comunicate. Non si confondano gli operatori onesti con le condotte criminali» San Damiano d’Asti, 23 settembre 2026
La Filiera Equina Italiana – Associazione Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione della Tradizione Equina (FEI), per il tramite del proprio Responsabile legale, Avv. Erik Stefano Carlo Bodda del Foro di Torino, prende posizione in merito alle notizie relative all’operazione di polizia giudiziaria coordinata da Europol e condotta, secondo le informazioni pubblicamente disponibili, tra Belgio, Francia, Irlanda e Paesi Bassi nei giorni 8 e 9 settembre 2026.
La FEI esprime piena fiducia nelle autorità investigative e auspica che ogni responsabilità venga accertata con tempestività, rigore e nel rispetto delle garanzie procedurali.
Le ipotesi relative a documenti falsificati, alterazioni dei sistemi di identificazione o indebita destinazione alla filiera alimentare di equidi esclusi dal consumo umano, ove confermate dagli accertamenti, riguarderebbero condotte illecite e non possono essere utilizzate per gettare un’ombra indistinta sull’intero comparto.
L’Italia, allo stato delle informazioni disponibili, non risulta coinvolta nell’operazione
Per quanto consta dalle comunicazioni e dalle notizie pubbliche attualmente disponibili, le attività operative risultano indicate in Belgio, Francia, Irlanda e Paesi Bassi. L’Italia non è menzionata tra i Paesi interessati dalle perquisizioni e dai controlli eseguiti nell’ambito dell’operazione resa pubblica.
Tale circostanza deve essere rappresentata con precisione: allo stato, non risultano comunicazioni pubbliche che indichino il coinvolgimento di operatori, macelli o imprese italiane.
Al tempo stesso, trattandosi di un’indagine transnazionale ancora in corso, non è corretto trasformare l’assenza dell’Italia dalle operazioni finora comunicate in una certificazione definitiva di estraneità rispetto a ogni eventuale successivo sviluppo investigativo.
«È doveroso distinguere i fatti accertati dalle ipotesi ancora oggetto di verifica», dichiara l’Avv. Erik Stefano Carlo Bodda. «Non risultano, allo stato delle informazioni pubbliche, contestazioni rivolte alla filiera italiana nell’ambito dell’operazione descritta. La FEI difende gli operatori che lavorano legalmente, rispettano gli obblighi di identificazione, tracciabilità e registrazione dei trattamenti veterinari e collaborano con le autorità competenti. Chi falsifica documenti o altera l’identità degli animali non rappresenta la filiera: la danneggia».
La filiera lecita non deve essere assimilata al mercato clandestino
La disciplina europea impone l’identificazione individuale degli equidi mediante un codice unico registrato in una banca dati informatizzata, un mezzo fisico di identificazione collegato al documento dell’animale e un documento unico di identificazione a vita. Tali obblighi risultano dall’articolo 114 del Regolamento (UE) 2016/429.
Il sistema dei controlli ufficiali comprende, per la produzione delle carni, verifiche ante mortem e post mortem, controlli sui residui di medicinali veterinari, audit igienici e controlli sul benessere animale, secondo l’articolo 18 del Regolamento (UE) 2017/625.
Gli operatori dei macelli sono inoltre tenuti a verificare identificazione, documenti e certificazioni degli animali provenienti da altri Stati membri e a informare l’autorità competente in caso di irregolarità, ai sensi dell’articolo 127 del Regolamento (UE) 2016/429.
Il quadro normativo, tuttavia, deve essere applicato con effettività e con adeguati collegamenti informativi tra le autorità nazionali. La FEI ritiene pertanto necessario rafforzare, senza criminalizzare indistintamente il comparto, i controlli sui passaporti, sui microchip, sulle movimentazioni, sui trattamenti farmacologici e sulla corrispondenza tra dati documentali e identità dell’animale.
Le richieste della FEI
La FEI chiede alle autorità italiane ed europee:
- di fornire, nei limiti consentiti dalle esigenze investigative, informazioni ufficiali e tempestive sull’eventuale presenza di collegamenti italiani nell’indagine;
- di rafforzare lo scambio digitale e verificabile dei dati relativi a identificazione, movimentazioni, status DPA/NON DPA, trattamenti farmacologici, macellazione e destinazione delle carcasse;
- di promuovere controlli coordinati sui passaggi transfrontalieri degli equidi e sulle filiere di importazione;
- di perseguire con fermezza le frodi e le falsificazioni, tutelando nel contempo gli operatori che documentano la propria attività e rispettano la normativa;
- di evitare generalizzazioni che presentino la carne equina legalmente prodotta e tracciata come sinonimo di illegalità o di rischio sanitario;
- di garantire che eventuali responsabilità individuali o societarie siano affermate esclusivamente all’esito degli’accertamenti delle autorità competenti e dei procedimenti previsti dalla legge.
«La tutela dei consumatori e il benessere degli equidi richiedono più tracciabilità, più controlli e cooperazione amministrativa, non accuse indiscriminate contro un’intera categoria», conclude il Presidente della FEI, Sig. Vittorio Carpegna. «Gli operatori onesti hanno interesse quanto le autorità a isolare e reprimere il mercato clandestino, perché le frodi compromettono la reputazione, il lavoro e la sopravvivenza economica di chi opera correttamente».
La FEI conferma la propria disponibilità a collaborare con il Ministero della Salute, il Ministero dell’Agricoltura, i Servizi veterinari, le autorità giudiziarie e le istituzioni europee per ogni iniziativa diretta a migliorare la tracciabilità e la sicurezza della filiera.
Per informazioni e richieste stampa Filiera Equina Italiana – FEI Avv. Erik Stefano Carlo Bodda – Responsabile legale Foro di Torino Email: erikbodda@yahoo.it PEC: erikstefanocarlobodda@pec.ordineavvocatitorino.it Tel. +39 351 7698499
Fonti informative di riferimento: Il Fatto Alimentare, 17 settembre 2026; Europol supporta l’indagine transnazionale.